33 Ore + Andrea Cola


Quando: mercoledì 12 ottobre 2011
Dove: Bologna
Genere: Cantautori, Folk, Pop
Location: Arterìa
33 Ore:
Marcello nasce a Taranto nel 1976 e a tredici anni arriva a Livorno dove vive la sua adolescenza cominciando a suonare la chitarra e il basso elettrico nei primi gruppi scolastici rock, garage, punk. Nel 1995 si trasferisce a Bologna per continuare gli studi artistici; nel capoluogo romagnolo pervaso ancora dal suo mito ha inizio la risalita conoscitiva al blues, mentre un altro fronte si apre su nuovi riferimenti musicali seguendo gli stimoli cittadini, dal free jazz all'electro al rimescolamento del rock. Dopo i primi approcci (La Nuit Americaine, 1998) fonda con altri musicisti un eccentrico ensemble prevalentemente strumentale, Caboto, dalla carriera quasi decennale (1999-2007), in cui suona il basso, la chitarra e alcune linee vocali in numerosi concerti. Il risultato si fissa in tre dischi riconosciuti in ambiente indie post-rock e in quello del rock sperimentale progressive, mentre nelle tante menzioni di stampa specializzata si sprecano i riferimenti: Soft Machine, Frank Zappa, le produzioni ECM, il Miles Davis del primo periodo elettrico, e molto altro. I Caboto si sciolgono senza traumi nel 2007 ma la loro attitudine è in effetti stata per il musicista un'onesta scuola di massima libertà sonora. Avvenimento importante è nel biennio 2005-2007 la partecipazione alla seconda esperienza americana dei Franklin Delano, seguitissima band alt-country psichedelico (dalle cui ceneri oggi provengono i Blakeeee) e che ha visto muoversi molti musicisti al suo interno. Con la band di Marcella Riccardi e Paolo Iocca registra a Chicago il terzo disco "Come home" (basso elettrico, cori), suonando in live e viaggiando in tutta Italia e all'estero (Europa, un lungo tour in USA), ritrovando la radice di una forma compositiva più controllata. Collabora in via estemporanea con Christian Rainer (2004), Comfort Quartet (2007), 4fioriperzoe (2007), Nordgarden (2007-2009); partecipa anche ad episodi sporadici con membri dei Massimo Volume pre-reunion (2007-2008). Ininterrottamente negli stessi anni scrive e registra con un approccio basilare alcune melodie di matrice folk da cui – in una gestazione lunga eppure mai ansiosa (2001-2007) – troverà sviluppo la nuova esigenza di comunicare conseguenze di sentimenti privati, duri e contrastanti almeno in una primissima fase. Arriva la possibilità di qualche concerto solista con lo pseudonimo di A Black Ego (2006-2007), i testi ancora in inglese e la musica in fase di raffinamento (2006-2007), ma ben presto prende forza la decisione di emancipare il punto di partenza di lingua italiana celato fino ad allora. "Quando vieni" è un disco di debutto totale se si considera il percorso dell'autore ed anche il primo lavoro di cui Marcello Petruzzi con lo pseudonimo 33ore firma da solista i testi e la composizione musicale. La data di pubblicazione ufficiale è il 5 maggio 2009, l'etichetta è Garrincha Dischi e la produzione artistica è affidata a Matteo Romagnoli (4fioriperzoe). Il disco conserva il carattere intimo se non velatamente autobiografico, a tratti crepuscolare, poi ironico e romanzato, "colto" per influenze sonore e ricco di suoni e arrangiamenti: la multiforme chitarra acustica, il cantato improvvisamente centrale, le ritmiche essenziali ed emotive (alla batteria French Brini di Swayzak), le armoniche blues e gli sfondi degli organi, le trame del sax baritono e del trombone (Elia Dalla Casa e Sofia Fattorillo); in tutto ciò si distinguono in più tracce il morbido wurlizer di Pietro Canali (Moltheni) e gli archi di Nicola Manzan (Bologna Violenta, Baustelle, 4fioriperzoe). Ma è soprattutto un album semplice nel rimandare a poetiche perdute e al cantautorato degli '70. I primi riscontri pubblici attorno allo speciale e.p. "3+3" pubblicato nel novembre 2008 sempre da Garrincha Dischi e ai vari "provini" diffusi in Rete parlano apertamente di un nuovo «erede di una grande tradizione». Attraverso undici canzoni scorre un ritmo – quasi un tema non dichiarato ma che emerge sin dal titolo – che si dispiega come percezione stessa del tempo: di affetti sospesi, di visite continuamente rimandate, di deludenti comunicazioni telefoniche e di tempo mancante che si vorrebbe per chiarire legami scomodi; il tempo in relazioni cupe e quello tramortito di una festa finita, della fretta di crescere e di chi aspetta notizie in solitudine. Il tempo perso. Fino a parlare del tempo che non è più, di una persona mai nominata e mai al centro della questione la cui storia viva è finita eppure continua ad essere percepita nelle attese, con grande delicatezza, cercando di sorreggere gli sguardi di chi rimane. L'avvicendarsi dei brani risolve però una familiarità e una disponibilità a volte persino scherzose anche se sempre a ridosso di episodi limite, che sembrano così potersi temporaneamente comprendere.


Andrea Cola:
"Sono nato negli anni ottanta, a Cesena, una città bella del cazzo come le vostre, e mi sono visto un sacco di merda. nei telegiornali rai ed in mezzo alle tette della fininvest. in quinta elementare un mio compagno di classe altissimo, figlio di ex fricchettoni convertitisi al capitalismo delle tecnologie digitali, mi introdusse alla chitarra rock, suonando un riff di chuck berry su una chitarra classica, durante la ricreazione. non me ne fregava un cazzo. io volevo disegnare. mi disse che sarebbe stato imperativo fondare un gruppo e diventare famosi. perchè se sei famoso hai voglia! i fan conservano pure i tuoi sputi per terra! mi segue ancora questa immagine. uno sputo per terra dentro un cassetto. o sopra al letto. mi convinse. basta disegnare mafiosi, cazzo sdrammatizzi, per altro senza capirci una fava, a 11 anni. chitarre. solo chitarre. prendo in mano quella dei miei. via i queen. e zucchero. dentro robba buona. non ho mai capito perchè. ma la prima volta che mio babbo mi portò a casa, insieme, il doppio "remasters" e una raccolta del cazzo di hendrix, mise nello stereo starway to heaven e subito dopo hey joe, per attirare la mia attenzione boccina, io lo sapevo che erano loro.non so perchè, ma lo sapevo e basta. ogni tanto mi capita ancora, con le robe fuori dal normale. comunque, saltando le prime lezioni, le prime seghe, i primi limoni e quant'altro, a 15 anni fondo un gruppo, punk, mica cazzi. i pezzi sono i nostri e siamo in tre. a 17 anni scopro i sunny day real estate e la vita, dopo essere morto con i soundgarden i pearl jam e red ronnie, e inizio a scrivere i primi pezzi decenti. diventiamo in quattro e cambiamo nome in SUNDAY MORNING. e a questo punto spacchiamo veramente. giriamo un pò ovunque. A 24 anni firmiamo un contratto, di quelli del cazzo. come tutti i contratti del cazzo. A 25 anni, i miei, esce il nostro primo disco. A 26, sempre i miei, ci sciogliamo. evabbè. mi divento una specie di coverbandista atipico, canzoni di gente con le palle, buttate in mezzo ad un mare di tristezza e suoni continui. A questo punto mi chiamo DO NOT CRY FOR THE COUNTRY BOY. e mi registro, praticamente da solo, un disco. ci giro un pò. mi piace. nel mentre suono con Antonio "Grammo" Gramentieri e Mirko Monduzzi dei SEA OF CORTEZ e Diego Sapignoli degli Aidoru e altre cose. Adesso però scrivo roba in italiano. Non so perchè. ogni tanto mi sembra che il cuore mi muoia dentro. ogni tanto mi sembra che le parole del cazzo, cuore, mondo, me, te, ecc. quelle che i veri artisti alternativi evitano perchè sennò si sentono degli sfigati, abbiano il loro bel senso. più che altro perchè perdono senso. ho volutamente buttato in questa pagina tutti gli mp3 che ho fatto da solo. che facciano schifo oppure no. perchè adesso basta".
  
  
  
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