Death Vessel


Quando: sabato 26 marzo 2011
Dove: Carpi (Modena)
Genere: Acoustic, Pop, Psichedelic
Location: Mattatoio Culture Club
Chi ha ascoltato l'esordio dei Death Vessel “Stay Close” del 2005 difficilmente ha dimenticato l'incanto straordinario provocato dalla voce del leader, Joel Thibodeau. Nato in Germania e trasferitosi in America, Joel è in possesso di un registro vocale da soprano che provoca un senso di smarrimento nell'associarlo alla sua figura maschile, un fiabesco falsetto che si distende su languide ballate folk degne dei migliori Iron & Wine.

La SubPop ha centrato il bersaglio ospitando nella sua scuderia la band delle camicie dei taglialegna canadesi (Death Vessel appunto), e la musica di “Nothing Is Precious Enough for Us” è quanto di più magico abbiate ascoltato dall'esordio di Antony & The Johnsons: una intensa spiritualità permea ogni nota delle undici canzoni scritte dallo stesso Joel, eseguite da uno stuolo di formidabili musicisti, che comprende tra gli altri Pete Donnelly (produttore dell'album), Meg Baird, Don Larson.

Un ottimo equilibrio tra brani acustici ed elettrici, tra folk-pastorale, briciole di musica medievale, appunti di musica cameristica, tutto immerso in un\'aura psichedelica fragile e spirituale.
Ogni brano è un racconto dove strani personaggi incrociano i loro destini senza nessuna logica apparente, più lineare la stesura sonora che comunque varia grazie ad arrangiamenti molto singolari.

Banjo e atmosfera country & western per la genuina “Obadiah In Oblivion”, ritmo da marcia militare e litanie folk raccontano di violenza e problemi sociali nella incisiva“ Bruno's Torso”, l'atmosfera spesso sognante viene disfatta nella stupenda “Exploded View”, dove la melodia di stampo medievale viene prima turbata da armonica e mandolino e poi esplode in un rabbioso assolo di chitarra elettrica, non è da meno “Peninsula”, che tra magici incroci di flukulele e glockenspiel esibisce un altro rabbioso assolo di chitarra dai contorni psichedelici.

La grazia di episodi come “Jitterakadie” (fantasiosa filastrocca arrangiata alla maniera della Penguin Cafè Orchestra con tanto di orchestra di bicchieri da vino), e di “Circa” (una ballata dal robusto corpo sonoro, inebriata da un vigoroso coro) annullano ogni perplessità e convincono l'ascoltatore più esigente che i Death Vessel posseggono una spiritualità e un fulgore che rendono la loro musica quantomeno inusuale e magica.
  
  
  
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