Mani sul volante. Finestrini chiusi e autoradio a palla. Giusto quel tot di chilometri orari oltre il limite consentito. E una pioggia di emozione urlata, disillusa e incattivita: "Everybody loves you" è la faccia più dura e meno figlia dei fiori della cultura on the road, e racconta di sogni, delusioni, rimorsi, di piani di fuga e della ricerca disperata di un metro quadro di verità.
La prima prova dei Soyuz ( Mauro, voce e chitarra, John, basso e Marco, batteria), registrata in analogico al Red House Recordings di Senigallia da David Lenci e masterizzata a Chicago da Jason Ward, ha i colori vivaci di un debutto energico, fresco, accompagnato da suoni ruvidi e taglienti. I pezzi scivolano veloci in una mezzora di ritornelli immediati, assoli allucinati e ritmiche matematiche: agili e concreti come nella migliore tradizione del rock oltreoceano.
Anche la copertina claustrofobica ad opera di Jason Farrell (già al lavoro con At-the-drive-in e Fugazi) descrive l'amore di tutti che è amore di nessuno: uno sguardo angosciato sulle vite degli altri, e migliaia di pacche sulle spalle che spesso nascondono pugnalate.
Un disco che urla vita e chiede risposte, nella geometria di un rock anticonvenzionale e fuori dal tempo, la cui densità emotiva dei novanta è prosciugata fino all'essenziale.
Incendiari sul palco, i Soyuz sono pronti ad infiammare tutta Italia con il tour che accompagnerà la pubblicazione di "Everybody loves you" a fine settembre 2010.
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