Sila & The Afrofunk Experience


Quando: venerdì 3 giugno 2011
Dove: Marina Romea (Ravenna)
Genere: Funky, Afro
Location: Boca Barranca
Cresciuto da bambino in Kenya, Victor Sila Mutungi ha conosciuto da vicino povertà e durezza della vita quotidiana. Nato come figlio illegittimo – un tabù culturale in Africa – è stato cresciuto dalla nonna materna, una donna profondamente cristiana che, paradossalmente, è stata anche la prima a metterlo in contatto con la musica occidentale: ascoltava i sermoni su Voice of America, ai quali seguiva un programma musicale che trasmetteva James Brown, Bob Marley, Marvin Gaye, tutta quella che lei definiva musica del diavolo. Sila si è educato da solo alla sensibilità musicale entrando di nascosto in chiesa, fuori dall'orario di preghiera, per esercitarsi al piano. La sua carriera cominciò così, suonando ciò che lui stesso descrive come "Rock'n'Roll cattolico" in chiesa in Kenya. Quando si trasferì a Washington DC nel 1986, provò a vendersi come cantante R&B, ma presto si rese conto che il suo pesante accento keniano non lo rendeva esattamente idoneo alle orecchie dei produttori discografici. Ricollocatosi a San Francisco nel 1996, Sila scoprì una nuova consapevolezza afro durante un concerto di Baaba Maal al Fillmore Auditorium. "Vedere un artista africano che abbracciava con tale orgoglio il suo retaggio culturale fu per me una rivelazione," ricorda. "Capii che non dovevo nascondere la mia essenza africana." Allo stesso tempo, aggiunge, "Amo sempre il funk e il soul."

In piena ricerca di musicisti che potessero aiutarlo a creare quella fusione di suono globale che aveva in mente, Sila dà vita agli Afro Funk Experience nel 2003. Allo stato attuale, la lineup comprende lo specialista del sax tenore David Boyce (fondatore dell'ensemble afo-jazz-futurista Broun Fellinis), il bassista Wendell Rand, i chitarristi Ken House e David James, il batterista Benne Murray, il trombettista Mike Pitre, il trombonista Andre Webb, e i maestri percussionisti africani Caramba Kouyate (Guinea) e Samba Guisse (Senegal).

Nel loro disco di debutto The Funkiest Man In Africa, accolto con estremo favore dalla critica, Sila & AFE si sono ritagliati uno spazio autonomo rispetto ai mille cloni di Fela Kuti, incorporando nel suono della band non solo il classico Afrobeat, ma anche altri generi africani, come zouk e soukous, e influenze occidentali come Sly Stone e i Funkadelic.

Black President, il secondo album, è un passo avanti che ha cambiato in meglio tanto la loro musica che le loro vite. Su Black President, la chimica musicale è semplicemente sbocciata; Sila & AFE scavano persino più a fondo nel solco del groove Afro-Funk e della consapevolezza politica-sociale. Il titolo dell'album è stato ovviamente ispirato dall'elezione del primo presidente keniano-americano, Barack Obama, la cui storica vittoria ha portato speranza non solo in America, ma in tutto il mondo.

Con James Brown e Fela Anikulapo-Kuti, Obama completa una trinità di icone musicali, culturali, politiche ed ideologiche che sono alla base del disco Black President. Come Fela, anche Sila mette in relazione tematiche personali e politica universale; echi di classico Afrobeat sono evidenti nei cori a risposta degli AFE, nelle percussioni sincopate, nei fiati potenti e nel groove incessante. L'omaggio a Brown è esplicitato in maniera diretta su "I'm Freakin Out," oltre che dai frequenti urletti e grugniti che Sila si concede sul palco. Per non parlare poi delle chitarre chicken-scratch e le linee di basso superfunky che attraversano per intero il suono degli AFE.

Una vera e propria sorpresa artistica e musicale, Black President rappresenta la definitiva realizzazione di una band in continua mutazione identitaria. Parafrasando un celebre slogan di Fela Kuti, Sila & AFE vogliono usare la musica come un'arma finalizzata alla pace e all'educazione culturale. "Il mio obbiettivo con quest'album era raggiungere le generazioni più giovani, quelle che non hanno mai ascoltato Baaba Maal, Manu Chao o Youssou N'Dour," spiega Sila. La missione di Sila prevede la coabitazione di musica e cause umanitarie. Negli ultimi cinque anni ha co-prodotto l'AfroFunk Festival, kermesse che non solo ha contribuito ad innalzare la consapevolezza musicale in quel pezzo d'America compreso tra San Diego e Seattle, ma ha saputo raccogliere i fondi necessari per l'istruzione, le cure mediche e i servizi sanitari dei bambini dell'Africa Orientale resi orfani dalla piaga dell'Aids.
  
  
  
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