Maybe Happy


Quando: mercoledì 12 ottobre 2011
Dove: Forlì (Forlì-Cesena)
Genere: Elettronica, Indie, Pop
Location: Diagonal Loft Club
Marco e Mirco erano i nomi dei due gemelli terribili protagonisti di alcune novelle di Rodari. Decisamente più disciplinati appaiono Marco (Mattioli, ex Sex Offender Seek Salvation) e Mirco (Chiavelli), chitarra + basso + beat elettronico + due voci, minimalismo concettuale votato alla melodia in luogo del rumore: sono gli emiliani Maybe Happy, in uscita con “Until 7:00″ per Upupa Produzioni e Fooltribe.

Di sè dicono: “La collaborazione nasce in serate a base di circuit bending e maccheroni, sigarette e birra” nella Bassa, “atmosfere, stati d’animo, errori, provocazioni e rinascite”: gli otto brani di “Until 7:00” rappresentano un esordio umido e continentale, sobriamente fascinoso di grigio ed elettronica moderata/Morr, gonfio di mai sopite astrazioni postpunk e meteoropatie caratteriali.
L’iniziale Fear to fail ricorda gli Edwood ma senza il surplus della speranza, filtra poca luce e maggiore tristezza empatica da interno bolognese negli anni di Pazienza, Aperitive queen vive una tensione da sciogliere (“your love on sale on e-bay”, Full dishes and unfinished speeches ci chiede se davvero sono finiti gli anni Zero: da dove vengono allora questi battiti elettroacustici, tutto l’understatement liofilizzato? Balcony guarda piuttosto al post-math dei Three In One Gentleman Suit e perché no anche al primo demo dei My Awesome Mixtape depauperato di quella elettronica, Right in sorrow è una non-canzone umorale e di passaggio verso una The way I hold you che respira di programmazione e linee melodiche chiare nella miglior tradizione notwistiana, la quasi ballata Nothing else to care è preludio indolente a Last of all, appunto esiziale costruito sul basso nell’aria vagamente floydiana, catatonica, di spegnimento. “Until 7:00″ è l’ennesimo esempio del fatto, checché se ne dica, che i testi in inglese spesso màscherano l’assenza di eventuali cose da dire in italiano, ma da un altro lato si situa comodamente tra quei discorsi che hanno fatto propria senza fatica un’estetica -e pure un’etica- in grado di proiettarli direttamente in ambienti esteri e maggiori. Avanti con le spedizioni, dunque.
  
  
  
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