fabiogualerzi


fabiogualerzi

Reggio Emilia

Parlo di me

Biografia:
La sua passione per la musica nasce intorno ai 13 anni ascoltando Willy Nelson e Johnny Cash. Probabilmente una piacevole “malattia infettiva” trasmessa dal padre. Inizia così a prendere le prime confidenze con strumenti musicali come la chitarra, il banjo e l’armonica. per poi cominciare a suonare con qualche amico nell’intento di imitare il genere bluegrass, ma con scarsi risultati.
All’età di 16 anni entra in una compagnia che finalmente condivide le sue stesse passioni. Dopo pochi mesi nasce l’associazione Lonestartime atta ad organizzare eventi live in Italia con artisti e cantautori texani. Dall’alternarsi di viaggi negli States e dall’organizzazione di questo tipo di concerti nasce, durante gli anni successivi, un forte legame con amici/cantautori come il padrino della texas music Cory Morrow ed altri nomi di alto calibro come Roger Creager,Stoney LaRue, Randy Rogers, Rodney Hayden.
Lo sfondo iniziale di tale percorso è Austin, ma l’obbiettivo successivo è riprodurre un’atmosfera simile anche in Italia, organizzando eventi Open Mic (che tuttora vanno avanti). Per supportare e condividere in pieno questa iniziativa, Fabio verso i 21 anni ricomincia a scrivere qualche pezzo dopo anni di fermo. E’ questo il momento in cui il gioco si fa duro scoprendo la difficile, ma indelebile consapevolezza di riuscire a raccontare se stesso, dare sfogo alle proprie emozioni e descrivere esperienze/problemi solo attraverso la musica.
Da questo gioco nasce così un bisogno, per poi sfociare in una vera e propria dipendenza. Senza cercare più di tanto, questo giovane ascensorista di provincia inizia ad essere contattato dai locali per esibirsi in propri live show. Nasce un strano songwriting showcase insieme al suo migliore amico Massimiliano Masetti. Vengono chiamati in svariati locali nella provincia, ma non solo (Ad esempio anche a Bologna, Modena, Parma,Firenze, Piacenza, Fidenza, Verona, Mantova, Rimini ecc…). Iniziano ad aprire a svariati cantautori americani come Michael McDermott, Rod Picott, Amanda Shires,Two Cow Garage ecc.. Ma Fabio non è soddisfatto. Scrivere e cantare solo in inglese rappresenta, a questo punto, un vero e proprio limite di espressione. Il bisogno di superare questo limite aumenta sempre di più portandolo a provare, nonostante la difficoltà di chi non ha fino a quel momento ascoltato musica italiana, ad esprimersi nella propria lingua madre. Da questa necessità, nasce qualcosa di nuovo, qualcosa di forte: gli Statale 9, la sua seconda band. I tre elementi veramente in gamba che accompagnano Fabio in questa band permettono di realizzare il suo progetto. Stefano Arduini alla chitarra elettrica, Andrea Signorelli al basso e contrabbasso, Stefano Casoli alla batteria e Fabio Gualerzi alla chitarra acustica e voce, danno luce a questo nuovo progetto di cantautorato con influenze rock e roots tutto made in R.E.. Si formano nel Gennaio 2010, arrangiano i pezzi e iniziano la realizzazione del primo EP, che uscirà nel novembre 2010. Nel frattempo compiono circa una data a settimana per tutta l’estate. All’uscita del cd iniziano le interviste in radio e le recensioni, da Radio Gas di Prato, Radio Reggio di Reggio Emilia, KRock di Scandiano, dove tutt’ora il singolo è in programmazione. Vari articoli vengono pubblicati sul Resto Del Carlino, e viene pubblicata la recensione del disco ”Qualcosa di Forte” sul numero di marzo 2011 di Buscadero.

Ufficio Stampa:

“Qualcosa di forte il titolo del primo disco(autoprodotto) della band reggiana Statale9. Dal nome del gruppo e dalla copertina del disco si intuisce subito che si tratta di un roots-rock chitarristico ruspante e vitale.
Il gruppo si è formato per accompagnare il cantautore Fabio Gualerzi; le loro canzoni sono radicate nel filone rock che si è sviluppato lungo la Via Emilia (forse la nostra Highway 61) e narrano le storie di ragazzi che si incontrano lungo i suoi crossroads, agli angoli dei quali si incontrano Angeli e Demoni come titola una delle loro canzoni. Il suono è poderoso e raramente mi è capitato di ascoltare riff così ben strutturati in gruppi italiani; a cominciare dalla title-track Qualcosa di Forte che ci porta subito nel tema conduttore, le dipendenze, in primis dall’alcool, che affliggono le nuove generazioni. C’è spazio anche per canzoni acustiche come Il Silenzio dove affiorano sogni e speranze; ma la solitudine disperata emerge nella canzone più bella del lotto, L’Angolo al Buio, dove lasciate alle spalle alcune ingenuità stilistiche emerge quello che potrebbe essere l’imprint del gruppo.”
Andrea Trevaini (Buscadero, n°332 Marzo 2011)
Descrizione
Ufficio Stampa:

“Qualcosa di forte il titolo del primo disco(autoprodotto) della band reggiana Statale9. Dal nome del gruppo e dalla copertina del disco si intuisce subito che si tratta di un roots-rock chitarristico ruspante e vitale.
Il gruppo si è formato per accompagnare il cantautore Fabio Gualerzi; le loro canzoni sono radicate nel filone rock che si è sviluppato lungo la Via Emilia (forse la nostra Highway 61) e narrano le storie di ragazzi che si incontrano lungo i suoi crossroads, agli angoli dei quali si incontrano Angeli e Demoni come titola una delle loro canzoni. Il suono è poderoso e raramente mi è capitato di ascoltare riff così ben strutturati in gruppi italiani; a cominciare dalla title-track Qualcosa di Forte che ci porta subito nel tema conduttore, le dipendenze, in primis dall’alcool, che affliggono le nuove generazioni. C’è spazio anche per canzoni acustiche come Il Silenzio dove affiorano sogni e speranze; ma la solitudine disperata emerge nella canzone più bella del lotto, L’Angolo al Buio, dove lasciate alle spalle alcune ingenuità stilistiche emerge quello che potrebbe essere l’imprint del gruppo.”
Andrea Trevaini (Buscadero, n°332 Marzo 2011)

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